Siamo all’arrivo, con oggi chiudiamo questa serie di interviste nel mondo del Trialsin Italiano, ho deciso di lasciare per ultimo questo atleta, perché lui ha una carriera che abbraccia tutte le “ere” di questo sport, dall’inizio a oggi, perché è tutt’ora attivo nel panorama Italiano. Un ragazzo mosso da una passione che dura da 25 anni, nei quali ha collezionato ben 14 titoli Italiani, 1 vittoria in Coppa del Mondo e un secondo posto al Mondiale, alle spalle di un certo OT PI.
Classe 1970, Veronese D.O.C., potremmo chiamarlo l’Highlander del BikeTrial Italiano, lui è chiaramente Alberto Limatore e questa è l’intervista che ci ha concesso per le pagine di Bike Trial Italia.

A


_ Ciao Alberto! Allora inziamo anche con te dal principio, come ti sei avvicinato a questo sport e da dove hai iniziato per imparare? 

Ciao, ho iniziato a  sei anni, sulle discese di ghiaia scoprendo i “frenoni” (le sgommate con la ruota dietro bloccata). Il problema fu che all’epoca non distinguevo il freno anteriore, dal posteriore, per cui tornavo spesso a casa con ginocchia e mani grattugiate.
A dieci anni la mia prima bici da trial, una Montesa T10: una soddisfazione. Con questa la mia prima gara in occasione del Campionato del Mondo di Trial. I campioni dell’epoca erano i fratelli Barbero: fortissimi, a detta di tutti (io ricordo solo che si presentarono alla partenza della gara con gli stivali da trial). Due giri con zone molto semplici: salite e discese da fare pedalando. La mia prima vittoria.
Ero già in possesso di una moto da Trial; passione che mi fu trasmessa da mio padre, praticante e grande appassionato, ma preferivo andare in bicicletta, cercando di emulare i grandi atleti che con le moto superavano ostacoli impensabili. In occasione di una gara di Trial moto, vidi il campione europeo di Trialsin, lo spagnolo Andreu Codina: saliva da vasche colme d’acqua, girando e riscendendo senza mai cadere per poi salire su una scala: incredibile.
Da allora ho iniziato ad allenarmi con la convinzione di poter fare grandi cose con la bicicletta.

_ Arrivarono poi le gare e la carriera agonistica nel Trialsin: quali tipi di campionati hai vissuto, in che anni, con che bici? 

 A quattordici anni il mio primo Campionato Italiano, vinto all’ultima gara battendo il campione in carica. In quello stesso anno prese piede in Italia il BMT, che vide l’inizio di un periodo fiorente per questo sport con la nascita di club e associazioni sportive. Cominciarono anche i primi spettacoli, in occasione di gare di trial e nelle piazze di varie città, seguendo alla perfezione, ciò che dalla Spagna fecero per dare vita a questo sport, anni prima.
Partecipai al primo Campionato Europeo, che si svolgeva in sette Paesi Europei, con la partecipazione di sette piloti Italiani. Un’esperienza indimenticabile, ricca di soddisfazioni (quarto fu il risultato finale) e di fatiche; preziosa esperienza in preparazione della Coppa del Mondo 1985 a Jesolo, che vinsi nella categoria 15-16 anni, e classificandomi secondo assoluto. Nello stesso anno vinsi un altro Campionato Italiano assoluto e arrivai terzo in quello Europeo. Ebbi il mio primo contratto come primo pilota con la Torpado, gareggiando con la bicicletta firmata Alberto Limatore.
Nel 1986 decisi di correre per l’ultimo anno in bicicletta, per poi passare alla moto da trial. Vinsi ancora il Campionato Italiano assoluto, ma per un soffio arrivai secondo nel Campionato del Mondo, perdendo all’ultima gara per un solo punto.
Nei cinque anni successivi corsi con la moto trial, classificandomi secondo nel Campionato Italiano Junior, per poi passare alla categoria Senior, nella quale correvano i migliori piloti a livello Italiano. Partecipai anche a qualche gara del campionato mondiale, ma la passione per la bicicletta era talmente forte, da farmi abbandonare il trial moto per tornare al mio antico amore: la bici.
Dopo sei anni di assenza dalle competizioni fu parecchio difficile riprendere a gareggiare. Mi allenai per un anno con il pilota più forte in Italia, Pierpaolo Peterlini per apprendere le nuove tecniche.
Purtroppo, nell’estate del 1993 caddi e mi fratturai i processi trasversi (fascia lombare). Due mesi con il busto senza potermi allenare. Ripresi lentamente e con non poca fatica, ma nel 1994 rientrai nelle competizioni ricominciando a vincere le gare che si svolgevano in Italia.
Partecipai al Campionato del Mondo in Belgio e nella Rep. Ceca. Le gare erano molto più difficili di quando avevo smesso, ma la mia esperienza mi portò a classificarmi undicesimo.
Nel 1995 vinsi tutte le gare che si svolsero in Italia e andai al Campionato del Mondo in Spagna, classificandomi al dodicesimo posto.
Non contento del risultato, feci un anno di duri allenamenti e nel 1996 in Svizzera, giunsi settimo nel Campionato del Mondo. Un ottimo risultato, considerando che i primi cinque erano dei professionisti. Sempre primo in Italia.
E' il 1997 mi aggiudico il Campionato Italiano e in Svizzera conquistai le gare più importanti del loro campionato nazionale, pur correndo fuori classifica. Ad Avoriaz, in Francia, fui ottavo nel Campionato del Mondo.
1998: il campionato italiano si chiuse con una gara di anticipo. Gli organizzatori non fecero entrare l’ultima gara nel campionato e io, che non avevo partecipato a una competizione, pur avendo vinto tre gare su quattro fui secondo. Infatti il vincitore di una gara di biketrial prende 15 punti mentre al secondo classificato ne vanno 12. I miei 45 punti per le tre vittorie non furono abbastanza, perchè i quattro secondi posti di Belli gli attribuirono 48 punti. Fu quindi lui a salire sul gradino più alto a fine campionato.
Nel 1999, vinsi tutte e cinque le gare del Campionato Italiano e partecipai al Campionato di Avoriaz: una gara disastrosa che mi vide arrivare solo quindicesimo.
Anno 2000: compio trent’anni, quindici dei quali passati a fare trial sulla bicicletta. E l’esperienza infatti non mi tradisce. Vinco il Campionato Italiano e vinco la gara organizzata dalla Federazione Ciclistica !Italiana, come "Coppa Italia".
Nell’anno 2001, un grosso cambiamento nella bicicletta.
Smisi di usare la bici da 20 pollici e passai alla categoria 26, ossia con le ruote da mountain bike. Mi ci vollero più di quattro mesi per adattarmi e prendere la giusta confidenza. La bici era goffa, pesante e difficile da alzare. Ma già dalla prima gara i risultati arrivarono e nei mesi successivi lavorai per affinare la tecnica e cominciai a sentirmi sicuro sul mezzo. Otto mesi per abituarmi completamente. Alla fine fui primo assoluto nel Campionato Italiano B.I.U.
Dal 2002 al 2005 continuai a gareggiare con la bike da 26. Vinsi il Campionato Italiano e partecipai ad alcune manifestazioni a livello internazionale, classificandomi poi undicesimo al Campionato del Mondo.
Nel 2005 decisi di tornare alla bicicletta con ruote da 20 pollici, con la quale mi trovo tutt’ora molto meglio. Purtroppo però, a causa di una brutta caduta, dove mi ruppi zigomo e mascella, fui costretto a rimanere fermo qualche mese, saltando le competizioni. Ma la riscossa arrivò dal 2006 ad oggi, vincendo il Campionato italiano di Biketrial nella categoria Elite dal 2006 al 2011 compreso.





_ Di queste esperienze, sicuramente conserverai gelosamente un sacco di bei ricordi: qual è stato il momento apice, quello che ti ha dato più soddisfazione e che ancora oggi ti rende più orgoglioso?

I momenti più belli sono quelli dei tre anni dall 84 all 86 , dei quali ricordo con gioia e soddisfazione tutto quanto cio che ho fatto ed i sacrifici che mio padre ha fatto per seguirmi. Probabilmente la soffisfazione piu grande è arrivata dalla vincita della coppa del mondo del 1985, ma anche dal guinness dei primati che ho stabilito nel 1998. Un giorno, nel 1996, mi stavo allenando in un torrente in Valstagna (Bassano del Grappa). Vidi che all’inizio del fiume, vi era un’insegna che indicava “Calà del Sasso”. Mi informai e scoprii che era una scalinata di roccia, creata per trasportare il legname dall’altopiano di Asiago, fino a valle, evitando di pagare i dazi doganali. La scala, della lunghezza di 4 km circa e un dislivello di 700 metri, era la scala più lunga del mondo, con 4.444 gradini.
Da lì l’idea di battere il record di salita di una gradinata, con una bicicletta, senza mai appoggiare i piedi a terra, che realizzai nell anno 1998, salendo l'intera scala, senza mai appoggiare un piede a terra.


_ Mi parli un po’ dell’ambiente di quel  Trialsin anni 80? Che aria tirava, quali erano i vostri stimoli, i vostri miti, i vostri obbiettivi o sogni.  Come lo vivevi tu questo sport?

Sono anni indimenticabili, dove tutto era competizione/gioco/amicizia . anni nei quali ogni gara o ritrovo era una festa. Dove da un anno all’altro il livello di bravura saliva in maniera esponenziale. Dove ti trovavi a guardare l’ostacolo che l’anno precedente non riuscivi a fare e l’anno dopo nemmeno lo vedevi. Dove tutto era un sogno.  Io adoravo questo sport, e tutt’ora lo adoro.
Non vedevo l’ora di partecipare, seppur con tanta agitazione, ad ogni gara.
Inizialmente i miti erano dei ragazzi spagnoli, tra i quali Ot Pi, Talavera, o francesi, quali Thierry Girard, Alain Girard,  Pascal, ecc. e poi boh a quanto pare,  tra i miti ci sono finito anche io senza nemmeno accorgermene.


_ Come vedi il BikeTrial oggi? Cosa trovi di diverso che ti piace e cosa invece non ti piace?

Probabilmente i ragazzi oggi vivono questo sport come lo vivevo io allora. Anche se la differenza sta nel fatto che mancano delle competizioni a livello regionale e quindi dei posti vicini a casa dove poter gareggiare. Mi piace comunque il fatto che sia rimasto un bell’ambiente, di festa e di ritrovo. Dove bene o male si è tutti amici e dove la competizione non è troppo esasperata.




_  Ci parli un po’ della tua esperienza con Torpado, com’era, come andava, che caratteristiche aveva meglio di altre o peggiori di altre e magari raccontaci un po’ di quegli anni che con Torpado arrivasti  ai risultati migliori della tua carriera nel Trialsin?

Con torpado raggiunsi i miei massimi livelli, vincendo una Coppa del Mondo, arrivando secondo nel Campionato del Mondo e vincendo 2 titoli italiani e 2 coppe italia.  Feci inoltre spettacoli in tutta Italia e anche all’estero. In particolare nel gennaio del 1986 andai a Los Angeles per presentare e diffondere questo sport, che in america non era ancora diffuso. Fu un successo, con interviste e uscite su vari giornali molto importanti. L’estate successiva poi due piloti californiani parteciparono per la prima volta al campionato del mondo di Trialsin. La bici era strepitosa, leggera e resistente. La mia in particolare montava già dei pezzi in titanio e degli accessori molto leggeri (si parla comunque di circa 11 kg). Ma la cosa incredibile era che con quella bici facevo cose che ancora oggi mi stupiscono, come per esempio la salita verticale di un muro alto 130 cm.




_  Alberto una domanda che ti fanno tutti, ma alla quale non dai mai una vera risposta:  qual è il segreto che ti ha portato a mantenere sempre un livello tale in gara da permetterti tutte le tue vittorie, non ultime quelle degli ultimi anni, dove insomma l’età si sarà pur fatta sentire e dove magari altri atleti erano tecnicamente più avanti di te, ma comunque stavano dietro in classifica?

Non c'è proprio un segreto, c'è solo un piano di allenamento misurato sulla tua persona. Vi descrivo il mio tipo di allenamento in previsione di una stagione agonistica?
Durante l’inverno un’ora di piscina una volta la settimana per potenziale la respirazione, mantenere in allenamento la muscolatura e controllare il peso forma.
Una volta a settimana in palestra per sviluppare la forza esplosiva e due uscite con la bici da trial.
Iniziate con l’allenarvi gradualmente, partendo da sforzi minimi, evitando affaticamenti eccessivi. Allungate gradatamente i tempi di allenamento mano a mano che vi sentite più preparati.
Con l’inizio della primavera e la temperatura dell’aria più mite, sostituisco la piscina con della corsa a piedi o con delle uscite in mtb, per fare fiato. Inizio lentamente per poi forzare il ritmo, alternando dei tratti di corsacontinua con delle ripetute da 2 minuti circa. Questo mi consente di far fiato permettendomi così di “reggere i due minuti” delle zone di biketrial, che devo affrontare nelle gare. 
Chiaramente questo è solo un programma di massima. ognuno dovrebbe crearsi il proprio metodo a seconda del tempo libero che ha.
Ma la cosa fondamentale è avere costanza, nella mia vita non ho praticamente mai smesso di allenarmi, non mi sono mai allenato tantissimo, ma sempre con costanza. e senza mai pause lunghe. massimo una settimana di pausa di inverno e 15 giorni d'estate…moltiplica il tutto per 25 anni e…eccomi qui.
E poi la voglia di vincere, di gareggiare per vincere non deve mancare.


_ Domanda Lubrano style: manca più Alberto Limatore alle gare o mancano di più le gare ad Alberto Limatore?

Bella domanda. A me le gare mancano, ma mi sto dedicando alla difusione dello sport in altro modo, facendo corsi per bambini, ragazzi o per chi lo desidera.  Faccio anche spettacoli ed ora sto iniziando a dedicarmi allo sviluppo di una nuova bici. Quindi prima o poi tornerò sui campi di gara, ma da allenatore o da promotore. Vedremo.


_Domanda “scomoda”: Nei tuoi anni di carriera ti sei ritrovato a scontrarti con diversi “top” rider, sia nel Trialsin di allora, sia nel BikeTrial moderno,  alcune di queste sfide sono andate a tuo sfavore, ecco vorrei sapere da una macchina da gara come te, quale tra queste è stata la peggior delusione della tua carriera per la quale ancora ti rode non averla spuntata?

Sicuramente la cosa che mi rode di più è stata la sfida al Campionato del Mondo del 1986, dove io e Ot Pi , dopo tre gare eravamo a pari punti . Chi fosse stato davanti all’altro all’ultima gara avrebbe vinto il Campionato del Mondo. E purtroppo ho perso. Ma pazienza. È comunque un bel ricordo.



_Ok Alberto, siamo in fondo, ora possiamo dire che hai una carriera che abbraccia praticamente quasi tutta la storia di questo sport, sei uno degli atleti più longevi, tra gare, show e i tuoi record, hai lasciato il segno un po’ dappertutto a tuo modo. Ci salutiamo con te che ci racconti, come pensa, pianifica o sogna un atleta del tuo calibro, con una carriera così lunga, per stare ancora sui pedali e porsi nuovi orizzonti?

Come vi dicevo sono sempre qua, sempre con un grande interesse per questo sport, che ancora non mi ha stancato e per il quale voglio fare ancora molto. Mi piace ed è la mia più grande passione, oltre che ad un mezzo lavoro.  Quindi continuo ad allenarmi, con meno stress rispetto ad una volta e con più divertimento, pianifico i miei spettacoli, organizzo corsi. Per il futuro penso che la parte dell’inegnamento sia una buona opportunità, sia per me che per chi vuole imparare.

 

Intervistare Alberto richiederebbe un sessantina di domande almeno, potremmo star qui a parlare ore e ore della sua carriera, di questi 25 anni di sport e di BikeTrial. Insomma selezionare 10 domande per lui è stato più difficile che per altri. Alberto è presente e passato, è un pilastro di questo sport in Italia, specialmente nel mondo gare, dove lui è sempre stato una macchina da risultati e dove la sua presenza si è fatta più sentire, sotto ogni punto di vista. Alberto è un esempio di longevità atletica, perché a 40 anni e passa, era ancora li a dare del filo da torcere ad atleti ben più giovani e prestanti di lui. Un esempio di cosa sia la forza di volontà e autonomia di gestione. Alberto arrivava in gara da solo, faceva la gara da solo e se ne tornava da solo. Cosa voglio dire? Che non aveva aiuti da nessuno, si gestiva tutto autonomamente: nessuno che gli tenesse un occhio sul tempo (spettacolare il suo orologio digitale sul manubrio lo ricorderò per anni), nessuno che gli portasse la bici, lo aiutasse nelle rotture meccaniche, gli porgesse da bere o altro. Nessuna futile perdita di tempo e concentrazione.
Alberto è  il risultato di un perfetto mix dato da costanza, allenamento, astuzia, efficacia. Tutti dobbiamo imparare qualcosa da Alberto se vogliamo che le gare siano il nostro modo di vivere questo sport.
Chi l’ha visto all’opera in zona, ha potuto capire perché. Ha potuto capire quanto è vasta e varia la sua esperienza, il suo modo di leggere le zone e di interpretare il singolo passaggio, portando dalla sua l’efficacia necessaria a vincere, piuttosto che inutili dimostrazioni di potenza o abilità. E’ sempre stato un freddo calcolatore e le esperienze fatte negli anni del Trialsin, confrontandosi con diversi atleti, alcuni dei quali “mostri sacri” del BikeTrial come OT.PI  lo hanno forgiato e plasmato per essere una macchina da risultati attiva fino ad oggi. Alberto ha chiuso con le gare a 43 anni, vincendo ancora nella categoria Elite.
Vi confesso che mi sarebbe piaciuto poter parlare di più con Alberto a riguardo del Trialsin e di quegli anni che furono, ma in 10 domande dovevo per forza dare spazio a tutti i suoi 25 anni di carriera sportiva, era inevitabile.

Bene abbiamo finito, siamo all’epilogo, che dirvi spero di aver dato una buona lettura a tutti, di avervi dato informazioni nuove per quanto di un argomento “vecchio” e di aver fatto un buon servizio a Bike Trial Italia che mi ha voluto qui a scrivere per voi.
Il tutto è nato con l’intento di portare a galla un po’ di storia del nostro sport, di farvi conoscere chi erano gli atleti in Italia che lasciarono il segno in quegli anni, di sapere che grazie a loro e molti altri intorno a loro, oggi esiste questo splendido sport e continua a vivere nonostante sia una nicchia millesimale, in confronto ad altri “rami” del mondo ciclistico. E’ bene sapere che la storia di questo sport, non si ferma a quando avete iniziato voi, con i “miti” che vi circondano oggi, ma che prima di loro, ci sono stati Italiani che  hanno portato il tricolore in alto a livello mondiale. Nel contempo penso sia stato interessante capire le differenze, e le cose in comune col BikeTrial di oggi, sapere che c’è chi ancora gareggia con questi cancelli da 15 kg, sapere che non è tutto morto e sepolto e che molto di come era allora si è trasmesso sino ad oggi.
Spero di essere riuscito nell’intento di farvi capire, che questo sport, al contrario di molti altri, è si competitivo ma si porta dietro una vena di “amicizia” che in molti altri non troverete e che mi permetto di dire, non deve essere rovinata. Non dico che si è come in una grande famiglia, le rivalità ci sono e ci saranno sempre, come le invidie e tutto il resto, ma è uno sport molto più sano di molti altri. Alla fine dei conti, noi tutti passiamo giornate a stretto contatto con la natura, cerchiamo di essere il meglio di noi stessi e questo fa di noi, qualcosa di ancora puro e sano. Che poi ci sia qualche elemento strambo, poco importa.

Chiudo con il solo piccolo rammarico di non aver potuto dare voce ad un grandissimo mito, un ragazzo che ha contribuito più di altri all’evoluzione del BikeTrial Italiano, ovvero Pierpaolo Peterlini (citato anche da Alberto durante l’intervista). Putroppo non mi è stato possibile raggiungerlo e non starò qui a dirne i motivi per ragioni di privacy, ma questa lista sarebbe stata più completa se ci fosse stato anche lui. Chi lo sa magari in futuro riuscirò a prenderlo in un momento migliore e portarvelo a conoscere.
Bene ragazzi, si chiude, è stato un piacere scrivere per voi, per Bike Trial Italia e basta con le frasi di commiato che son noiose. Un amico che ora fa Trial sulle nuvole, chiudeva sempre i suoi articoli su “Motocross” ( la rivista) con: “piedi sempre sulle pedane”. Mi permetto di riciclarla  e vi dico “ piedi sempre sui pedali”. 

Alla prossima.

- Andrea Marchi. -

 

 

 

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